sabato 23 settembre 2017

Sublimi son le parole


Sublimi son le parole quando toccano intime corde ma ancor di più è sublime la vita quando tocca l’anima




venerdì 22 settembre 2017

Venerdì di poesia del 22 settembre

Per il Vernedì di Poesia della community AMAMIPIÙCHEMAI  del 22 settembre hashtag è

                                           #VogliaDiAndareVia

"Partecipo alla iniziativa della Communità AMAMIPIUCHEMAI
#LovePoetry 
#VenerdiPoesia 
#VogliaDiAndareVia


Stanchezza... nervi a fior di pelle...
Son qui che ti aspetto. Alla fermata di questo maledetto autobus che non passa.
O forse ho sbagliato ora posto giorno?
Brividi mi assalgono di freddo interiore, di intimo dolore. E sbuffo.
Meta.. dove sei? 
Eppure per la meta mi han detto che la strada era questa. 
Ma io non vedo nessuno. All'orizzonte nè polvere nè sagome lontane.
Che mi abbiano derisa? Che si siano fatti gioco di me?
O forse c'è soltanto sciopero dei mezzi pubblici.
Riproverò domani. Intanto... 
Intanto torno a casa.
Patricia



https://pixabay.com/en/abandoned-wreck-rusty-bus-coach-2606404/

Abbinamento foto e libri

Da una condivisione di SCIARADA SCIARANTI sono finita su un blog che non conoscevo. odoreintensodicarta.blogspot.it
Autrice del blog Stefania Q.

Il post condiviso era questo.
odoreintensodicarta.blogspot.it/2017/09/ad-ogni-immagine-un-libro.html

Si tratta di abbinare ad immagini del web titoli di libri letti.
A quel punto mi sono detta, daiii! Giochiamo! 😊😊😊
Volete miCa che mi lasciassi scappare l'opportunità????
Figurarsi!! ahhaahahha

Se volete naturalmente potete partecipare anche voi. Magari scrivete che l'idea è stata presa sul blog odoreintensodicarta.blogspot.it/2017/09/ad-ogni-immagine-un-libro.html

Ma eccomi qui con le mie associazioni.


Primo abbinamento

          https://pixabay.com/en/oasis-desert-door-jesus-open-2335767/

Abbinato a Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez, perchè in fondo in fondo, Aureliano Buendìa è solo. Sempre.



Secondo abbinamento                                                            






Abbinato a Oceano Mare di Alessandro Baricco perchè i personaggi di Baricco hanno interiormente una tempesta che non si placherà mai.

  



Terzo abbinamento

 https://pixabay.com/it/gargoyle-architettura-statua-315866/

Abbinato a I pilastri della Terra  di Ken Follett
perchè il gargoyle, con il suo sguardo crudelmente ironico sta osservando le lotte intestine del clero del periodo.



Quarto abbinamento 



https://pixabay.com/it/via-ponte-web-ringhiera-inverno-1458513/ 

Abbinato a Il nome della rosa di Umberto Eco
perchè  nel periodo in cui è ambientato il libro, nel cuore degli uomini viveva solo gelo. Paura, terrore da una parte, odio e sadismo dall'altra.



Quinto abbinamento


https://pixabay.com/it/per%C3%B9-ande-natura-montagne-1089328/ 


Abbinato al Canto General di Pablo Neruda
perchè Neruda ci ricorda che la vita è sempre stata dura ma se la viviamo bene possiamo trovare bellezze infinite. Aspre, magari. Pericolose ma che meritano la lotta combattuta per poterne godere.

 Patricia

giovedì 21 settembre 2017

Alaska


Questa lettura partecipa a  

M25 sfida all'ultima pagina 2017 di Kly  del blog http://tucc-per-tucc.blogspot.it



Alaska
Brenda Novak
Giunti Editore (2016)




Cercavo un libro giallo, qualcosa di rilassante e poco impegnativo. Così... per alternare letture più complesse ad altre più “leggere”.
Tra i tanti libri in attesa di lettura, c’era questo che avevo regalato a mio marito. ALASKA di Brenda Novak. Mai letto nulla di questa autrice.

Sorpresa! 
Distensivo, no! Non direi proprio! Avvincente e coinvolgente, sì! Tanto da trovarmi costretta a proseguire nella lettura nonostante l'ora.

Alaska mescola il thriller-nero della migliore razza (si parla di serial killer e ogni capitolo è aperto con la citazione di un omicida seriale reale) ad una dose di thriller psicologico. Niente da par ammattire o solo per addetti al lavoro. Anzi è veramente ben dosato. 
 
La paura della protagonista che è solo tenuta a bada con forza e dopo anni di psicoterapia, risale a galla a causa di omicidi efferati che la portano a rivivere il suo passato.
La psichiatra infatti era stata sequestrata e torturata da un serial killer mai acciuffato e i recenti avvenimenti sembrano portare a lui. Come un passato che non muore mai.

In più c’è una storia d’amore non leziosa ma forte, anche se penso che il personaggio maschile sia un po’ troppo accomodante e paziente per buona parte del libro. L’uomo perfetto, insomma, ma si sa che la perfezione non è di questa terra. Senza offesa, uomini. Vale per tutti il discorso :)

Tornando al libro, Evelyn la protagonista è appunto una psichiatra che è riuscita ad aprire una sorta di prigione/ospedale per studiare a fondo i serial killer più pericolosi e scoprire cosa si cela nella loro mente. E ci spiega a grandi linee quello che la psichiatria conosce di loro e del loro modo di agire. La freddezza, la crudeltà, l’incapacità di provare e manifestare emozioni al di fuori dei loro violenti e ossessivi giochi di morte.
Sarà proprio uno di questi detenuti ad indicarle la strada da seguire, a metterla sull’avviso. Ma credergli? Fidarsi? In fondo lei per prima sa quanto sono abili a mentire, tanto da essere più convincenti di chi dice la verità.
Il dubbio però è instillato. Si aggraverà. Diverrà certezza. Paura. Anche rabbia.

Certo i colpi di scena non mancano. Si susseguono una pagina dopo l’altra e il vero colpevole sarà il solito insospettabile. O no?
Tutto questo condito da continue tempeste di neve, da temperature glaciali e da giorni che durano poche ore. Il bianco della neve contrapposto al nero della notte quasi ininterrotta... il buio e il male che fanno da contraltare alla luce scarsa del giorno… le tempeste di neve che impediscono di vedere chiaramente come se il bene non riuscisse a vedere oltre se stesso e desse così la forza e il permesso di continuare ad esistere al male.

Confesso che sì, ad una certa ora della notte facevo fatica a posare il libro. Dovevo sapere, scoprire il colpevole perché dal primo omicidio il suo nome circola tra le pagine e ricorre sovente… Jasper… Jasper… sempre lui!

Ma sarà lui?

Il bello del libro è che il lettore subito ci crede. Poi, poco per volta cambia quasi idea. Vive nell’incertezza e divide la sua antipatia tra Jasper e… e tanti altri, uno in particolare ma questo nome non ve lo svelo.
Resta il fatto, che pur parlando di serial killer, di omicidi efferati e di psicopatici all’ennesima potenza, questo libro non è truculento o nauseante. Le parti peggiori vengono descritte bene ma rapidamente senza lasciar godere gli amanti del trash. E’ un thriller tutto sommato elegante. Sconvolgente per certi versi, crudele ma senza cadere nell’esagerazione.
Patricia

mercoledì 20 settembre 2017

INSIEME RACCONTIAMO 25


            INSIEME RACCONTIAMO 25



#insiemeraccontiamo
#racconti
#fareblogging

Una piccola premessa prima di iniziare IR 25.
L’idea di questo incipit è nata da questo POST
di SINFOROSA CASTORO

Come potete leggere sul suo blog, in una puntata della sua iniziativa SCATTI, la numero 15 per essere esatti, ha pubblicato questa fotografia molto particolare e suggestiva di EMMANUEL AMADI



Ecco la foto che mi ha ispirata
Pubblicata qui sotto per gentile concessione dell'autore EMMANUEL AMADI



Naturalmente da questo mese tornano le ferree regole di sempre ahahhahahahaha
Le conoscete vero? 200/300 parole o 200/300 battute, scadenza il 30 settembre, eccetera eccetera.

Ma partiamo con la terza stagione di 


             INSIEME RACCONTIAMO!



NUVOLE
Stava leggendo le prime pagine di un libro che aveva trovato su una bancarella dell’usato. Un libro vecchio, malconcio, con la copertina di pelle consunta dall’uso. Lo aveva comperato perché il titolo l’aveva colpita. Quasi attirata. QWHFETT. Che significato poteva avere?
Improvvisamente si rese conto di dover accendere l’abat-jour perché era diventato buio. Alle 3 pomeridiane? “Che strano” pensò. Si affacciò alla finestra del sessantesimo piano di un grattacielo di New York, Manhattan per essere precisi come le piaceva, per capire cosa stava succedendo.
Spalancò gli occhi. Nel primo pomeriggio di un giorno di piena estate nuvoloni strani si precipitavano sulla città come a ghermirla oscurando il cielo. Il grattacielo a fianco del suo….. No! Non era possibile! Si fregò gli occhi con forza. Pulì gli occhiali e li rimise. Eppure era vero. Anche se quello che stava vedendo era davvero assurdo, era realtà.
Oltre alle nuvole che parevano correre e rumoreggiare come un treno in corsa, c’era altro. E non le piaceva affatto. Quel grattacielo si era curvato come se si stesse quasi inchinando ad una oscura presenza.



Ed ora, tocca a voi! Buon lavoro!
Patricia



martedì 19 settembre 2017

Personaggi indimenticabili al femminile


Ci sono personaggi che ti entrano sotto pelle e non se ne vanno più. Li ami, li adori, ci litighi ma in fondo in fondo sei al loro fianco e lo saresti in qualunque evenienza.

Sono quei personaggi che entrano in sintonia profonda con il lettore. Che gli regalano sensazioni forti e intense, profonde e dolci. Che diventano amici e che lasciano un vuoto quando la lettura giunge al termine.



Questa volta vi voglio parlare di tre personaggi femminili che sono stati miei amici, che mi hanno tenuto compagnia, per i quali avrei lottato e coi quali qualche volta avrei bisticciato non essendo d’accordo con le loro scelte.



Tre donne che si trovano a combattere contro il perbenismo imperante della loro epoca. Tre donne che vivono un matrimonio che non è mai stato d’amore vero ma dettato più che altro dalle leggi non scritte del loro ambiente. Tre incontri che cambieranno loro e la loro vita. Tre modi di affrontare questo cambiamento e tre finali diversi.





                           Anna Karenina


                       Connie Chatterley


                       Lucile Angellier
 





La prima, Anna, si innamora di Vronskji e dopo lunghe battaglie con se stessa abbandona marito e figlio per seguirlo perdendo l’onore, la faccia e il diritto che prima aveva di stare in quella società fatta solo di apparenze, di finto perbenismo.

Sappiamo tutti come finirà. Si getterà sotto ad un treno quando verrà rifiutata dal mondo in cui è sempre vissuta prima di conoscere il bel Vronskji.

Estrema e unica scelta che le resta per combattere un dolore insopportabile e per far sì che la gente si dimentichi presto di lei. Per sparire da quel mondo dal quale è fuggita e che l’ha ripudiata con ignominia.



La seconda, Connie, si innamora di Oliver Mellors, il guardiacaccia e scopre finalmente l’amore vero e la soddisfazione dei sensi. Scopre la sua femminilità ma soprattutto si scopre incapace di continuare a sostenere la farsa di un matrimonio ormai finito. Si rende conto di volere la libertà di essere Connie e non lady Chatterley, non la moglie di quel lord divenuto invalido in guerra.

Trova il coraggio di abbandonare lui e la vecchia vita. Di ricostruirsi la sua di vita in un posto lontano. Di ripartire da zero. E non da sola.



La terza, Lucile, ultima in ordine di tempo come scoperta e lettura, scopre le stesse cose di Connie ma non trova il coraggio di abbandonare marito e nome.

O forse, anche il suo è coraggio. Quello di affrontare l’esistenza così come gli altri hanno stabilito. Di proteggere il nome che porta aspettando insieme ad un’insopportabile ed egoista e gelosa suocera, che il marito non amato torni dalla prigionia.



Tre donne, tre situazioni simili ma non uguali affrontate in modo strettamente personale.

Tre personaggi sofferenti e insofferenti, deboli e forti insieme.

Tre forme di coraggio diverse ma che le accomuna nel dolore.
Tre modi di riappropriarsi del proprio  essere anche se quello di Anna è il più tragico ed estremo.



Anna infatti alla fine si suicida, in preda ad una forte confusione mentale, ma prima ha trovato la forza di scegliere tra l’amore (vero per lei) e l’amore di facciata.

Connie trova il coraggio di abbandonare tutto, di salpare verso il nuovo mondo con un bagaglio di speranza e ottimismo e salvaguardare il proprio orgoglio di donna.

Lucile trova forza e coraggio per andare avanti, continuare quell’esistenza vuota, ancor più vuota di prima dopo aver avuto una parentesi di sublime comunanza di intelletto e anima con Bruno von Falck. Con lei, insomma vince il buonsenso. Non si fa comunella col nemico e Bruno rappresenta l’invasore nella sua totalità.

Di Connie e Lucile si può anche dire che nel corso della narrazione acquistano una visione più ampia del mondo che ruota intorno a loro. Che lo capiscono e sanno quale è il loro posto, quello stabilito a priori da leggi mai scritte ma inappellabili. Connie però si ribella del tutto mentre Lucile le accetta ma senza mai abbassare la testa e perdere la dignità.



Tre eroine eterne che entrano nel cuore e non si potranno mai dimenticare.

Personaggi che hanno fatto la storia della letteratura.

Tre amiche che hanno lasciato me, lettrice, con il cuore pieno di dolore (Anna), e di ammirazione (Connie e Lucile).

Patricia

lunedì 18 settembre 2017

Una riflessione nata da un commento


Alcuni giorni fa, pubblicai questo post https://hermioneat.blogspot.it/2017/09/dolci-colline.html
parlando del mio Piemonte, in particolare di quella piccola zona di astigiano in cui abito.
Nei commenti ricevuti, Daniele Verzetti mi scrisse “L'amore per la natura è sempre qualcosa di magico come la natura stessa.”
Beh… questa sua frase mi ha fatto riflettere.
Mi chiesi insomma se io amo realmente la natura. Si direbbe di sì, però riflettendoci sopra mi sono resa conto che questo amore è venuto col tempo.
Prima è stata indifferenza proprio come quella dei bambini che non ascoltano  i genitori quando insegnano loro le buone maniere o un insegnante che che dichiara che due più due fa quattro. 
 
Ecco! Anch’io ero affetta da quella stessa sordità. Non sentivo cosa la natura mi diceva.
Sempre vissuta in città, natura per me erano i giardini cittadini con le fronde di quegli altissimi ippocastani a oscurare il cielo e far cadere le castagne d’India in testa, attraversati velocemente perché già allora meta di una certa delinquenza locale.
Solo col tempo, venendo ad abitare in campagna, mi sono resa conto di cosa sia realmente. Di quanto ci dia e di quanto pretenda in cambio.
Ci dà il verde dell’erba, il profumo di muschio e umido dei boschi; ci regala incontri con daini e cinghiali o il picchiettare del picchio testa rossa contro i tronchi; ci dà l’erba tagliata a maggio e la conseguente allergia; il sole che qui ha tutto un altro colore e calore che in città; un cielo più azzurro, profumo di rose a tratti interrotto dalla puzza della fabbrica di vernici ad una ventina di chilometri di distanza, dipende da come tira il vento.
Ci dà la neve che se non la spali non si entra in cortile, il suo gelo, il suo splendore e le risate giocandoci in mezzo con la cagnina.
Però ho detto che pretende anche ed è vero.
Pretende rispetto, amore, dedizione.
Non basta innaffiare i pomodori o falciare il prato. Serve nutrirla con amore come fa una figlia/un figlio con il genitore anziano e inabile, coi prodotti giusti, non con i peperoni e la bagna caoda a novant’anni. Battuta stupida ma rende l’idea.
Rispetto significa anche non avvelenare l’ambiente in cui viviamo e in cui vivranno i nostri figli. Non sono fondamentalista in proposito però certe esagerazioni non mi piacciono. Come quelle pere che ci regalarono anni fa. Stupende, perfette…. Finite nel compost perché sapevano solo di anticrittogamico. Il gusto della pera, non pervenuto.

A conclusione, sì, posso dire di amare questa natura. Soprattutto di amare visceralmente la mia zona anche se, a seconda delle stagioni, può sembrare Polo Sud, Sahara o in novembre, il periodo delle grandi piogge, Oceano Piemontese.
Patricia

Papaya nella neve. Neve e nebbia di gennaio

Primavera

Un tramonto primaverile
Ghiande
 
Novembre 2016